Addio a Giovanni Arena, il magistrato delle inchieste antimafia che visse sotto scorta

Il sostituto procuratore è morto a 61 anni. Aveva seguito delicate indagini sulla criminalità organizzata. Domani il rosario, lunedì i funerali

È morto Giovanni Arena, sostituto procuratore presso il tribunale di Genova. Avrebbe compiuto 62 anni il mese prossimo ed era malato da tempo, tanto da essere in aspettativa dalla fine di luglio dello scorso anno. Il rosario sarà recitato domani alle 18 nella chiesa di Sant’Antonio di Boccadasse, dove lunedì alle 11:30 si terranno anche i funerali.

Magistrato di lungo corso, Giovanni Arena aveva lavorato per anni negli uffici giudiziari genovesi, svolgendo anche funzioni di pubblico ministero all’interno della Direzione distrettuale antimafia. In quel ruolo aveva seguito indagini complesse sulla criminalità organizzata, spesso in coordinamento con altri uffici giudiziari e investigativi, occupandosi di fascicoli delicati che avevano riguardato in particolare il radicamento della ’ndrangheta nel Ponente ligure.
Il suo nome resta legato anche all’inchiesta “La Svolta”, operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Genova e condotta dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Imperia. L’indagine, avviata nel 2010 e sfociata nel 2012 in una vasta retata con circa 200 carabinieri e il supporto di un elicottero, portò all’arresto di 15 persone, tra cui il presunto capo del locale di Ventimiglia. Il processo successivo ebbe un passaggio storico nell’ottobre 2017, quando la sentenza definitiva riconobbe per la prima volta l’esistenza della ’ndrangheta nel Ponente ligure, radicata in due distinti locali, a Ventimiglia e Bordighera.
Proprio per la delicatezza delle inchieste seguite, Giovanni Arena aveva vissuto sotto scorta dopo avere ricevuto minacce dalla criminalità organizzata. Nel 2013, durante un interrogatorio nell’ambito dell’inchiesta sulla mafia nel Ponente ligure, il collaboratore di giustizia Francesco Oliverio si era rivolto direttamente al magistrato con parole che resero evidente il livello di esposizione del pubblico ministero. «Dottore, la ’ndrangheta gliela farà pagare. E non agirà con dei criminali ma con gli insospettabili del “corpo riservato”», gli aveva detto. In un altro passaggio aveva aggiunto: «Vorrei precisare che lei dottor Arena è a rischio. La ’ndrangheta quando vi saranno delle sentenze o delle confische di beni gliela farà pagare».
Quelle frasi raccontano il clima in cui Giovanni Arena aveva lavorato in una stagione giudiziaria decisiva per l’emersione della presenza mafiosa in Liguria. Le indagini avevano acceso i riflettori su strutture criminali radicate in aree del Ponente, con particolare attenzione a Bordighera, Sanremo e Ventimiglia, e avevano imposto alla magistratura e alle forze dell’ordine un lavoro lungo, tecnico e rischioso per ricostruire gerarchie, rapporti, condizionamenti e interessi economici.
La sua scomparsa colpisce il mondo giudiziario genovese e ligure, dove Giovanni Arena era conosciuto per il lavoro svolto in procura e per il ruolo avuto nelle indagini antimafia più significative degli ultimi anni. La camera del cordoglio si sposterà ora nella chiesa di Sant’Antonio di Boccadasse, dove colleghi, familiari, amici e cittadini potranno rendergli l’ultimo saluto.
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